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Sezione Storia

RELAZIONE SULLA APPARTENENZA DI VASTA ZONA DEL BOSCO MALTESE IN CONTESTAZIONE TRA I COMUNI DI ROCCA SANTA MARIA E VALLE CASTELLANA

Prelímínari e documenti relativi alla vertenza

Accessi e descrizione dei luoghi

 

La controversia testè sorta fra i detti comuni deve considerarsi la ripresa di una secolare vertenza rimasta, dopo diverse fasi, priva di una qualsiasi soluzione. Questa ebbe, ed ha per oggetto l'appartenenza di una vasta zona demaniale distinta con diverse denominazioni «Cardeto Ceppo Settefonti ecc. », situata nel bacino idrografico dei '« Castellano » affluente dei fiume Tronto.

Derimere la controversia il comune di Valle Castellana"con istanza al R. Commissario Regionale per la liquidazione degli usi civici promosse azione di reintegra della zona stessa, inquanto di natura demaniale sottoposta all' uso civico della popolazione.

Nella, istanza stessa il detto comune denunziò una convenzione per rogito Rodomonte, avvenuta,

nel 1891 fra alcuni naturalì di Pietralta ed il comune di Rocca S. Maria, con la quale quelli dichiarando di volersi sottrarre alle conseguenze di un gìudizio per il rilascio dei possesso del comprensorio controvertito, e dìetro ricezione di una indennità di L. 2400 ne ficonosceva per intero ed assoluto padrone, con rinunzìa ad ogni diritto dì uso civico, il contendente comune di Rocca S. Maria che dopo la secolare pretesa prendeva immediato possesso, e ne utilizzava i tagli deì numerosi legnami. Come si è detto questo atto di transazione doveva por termine ad una lite che durava da dieci anni. Lite che però non ci è stato possìbile rinvenire un qualsiasi atto per quanto richiesto alle parti. Pare che di questo fosse stato -motivo altro contratto stipulato nel 1865 per rogito notar Cavallucci di Teramo fra gli stessi cittadini di Pietralta ed i rappresentanti della cessata Società di Fluitazione Garsia & C. costituita nello stesso atto, coi quale i detti cittadini vendevano a questa il bosco in oggetto per la somma, di ducati 9375 pari a L. 39843. '_Nell'atto stesso la Società si assumeva l' incarico di pagare la somma di L. 1500l nel caso di ricupero di zona boschiva al Comune di Rocca S. Maria.

Per la ripresa vertenza ciascun comune, afferma che il comprensorio in contestazione fa parte del proprio territorio comunale, sostenendo.: il comune di Valle Castellana elle il confine del suo territorio sia stato sempre, fino al giorno della suddetta, convenzìone dei 1891, la dorsale dei monti dei Ceppo e di Monte Ceraso fino alla Porrara.

Il Comune di Rocca S. Maria invece afferma che il confine fra i due comuni sia segnato dal corso dei Rio Castellano, dal fosso e vallone di Settefonte comprensivi della zona controversa nel suo tenimento.

Le due contrastanti assertive fecero la loro prima comparsa nell'agone della disputa nel 1783, nel quale anno questa ebbe inizio in modo cruento richiamando l'attenzione e l'intervento dei due Stati ivi confinanti,. Stato Pontificio e Reame di Napoli.

Si ebbero episodi sanguinosi arresti e carcerazione, ed anche un omicidio nella persona di un suddito napoletano Angelo Romualdi di Paranise.

Vi furono diversi sopraluoghi delle autorità dei due Governi ed il più importante quello del 22 ago sto 1785, nel quale prese parte il Vescovo Governatore di Ascoli col suo seguito, il Giudice di pace della R. Corte Tommaso Oliva assessore del Tribunale di Teramo, dell’' Ing. regnicoli Gaetano Cassano e Bernardi Calignati il tabulario di Valle Castellana ed altre minori autorìta dei luoghi dì- confine oltre ai rappresentanti delle parti; questi recando con se i documenti in loro possesso che esibirono, e cioè gli estratti degli onciarì e di antichi catasti.

Venne redatta una circostanziata relazione, di cui terremo parola, e nella quale vennero riassunte le pretese delle stesse e le conclusioni delle autorità intervenute.

Il procedimento dopo diverse more, si arrestò per quanto ci è stato possibile accertare senza alcun definitivo provvedimento, come si rileva da un riassunto delle motivazioni di N. 26 controversie di confine territoriale fra i due Stati esistenti neglì atti dei Ministero degli Esteri, Vol. 85 Filza 4554, che si conservano nel Grande Archivio; nel quale sunto l'oggetto in esame è segnato coi N. 26a controversia. La mora dei procedimento è durata quasi un secolo, fino al 1865, nononostante che diversi alti di governo fossero stati compiuti, fra cui la formazione dei catasto, senza che nessuna delle parti si fossero mosse; per redimere in tale sede la questione.

Frattanto possiamo porre fin da questo momento l'indole della questione Vertenza di confine, di beni demaniáli la cui soluzione deciderà l'appartenenza del territorio che si contende. In, tesi più larga la vertenza (lì confine fra ì due comuni nei suoi precedentí storici si estese a vertenza di confine territoriale fra due Stati.