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Sezione Storia VIABILITA Durante il governo francese. la situazione delle strade del territorio di montagna risultava difficoltosa e desolata e costituiva un grosso ostacolo per il commercio e per l'agricoltura. Disagiate vie mulattiere mettevano in comunicazione i vari e numerosi villaggi. Spostarsi da una località all'altra richiedeva ore di cammino faticoso. specialmente nel periodo autunnale delle piogge e nel periodo invernale quando le abbondanti nevicate -impedivano ogni spostamento. Raggiungere la provincia, o semplicemente la sede comunale, diventava difficile per gli abitanti dei villaggi che, con le loro bestie da soma, affrontavano gli inconvenienti di un lungo tragitto per provvedere alle loro necessità. Nel XIX secolo si verificò lo sviluppo industriale e al Bosco Martese si affermò la produzione del carbone come fonte energetica. Nella località sovrastante Fustagnano, dove intanto era arrivata la strada rotabile imbrecciata, fu "impostato" il punto di riferimento di tutte le attività lavorative, la stazione di arrivo sia del carbone che della legna. La località per tale motivo è detta anche oggi Imposta e col tempo diventò sede comunale poiché si trovava al centro del territorio. Numerose erano le vie mulattiere che si intersecavano unendo tra loro le varie frazioni e collegandole alla sede comunale 1. la mulattiera a cui si univano i sentieri provenienti dalle frazioni che sorgevano nel bacino del Vezzola: Acquaratola, Macchia S. Cecilia, S. Bíagio, Serra, Pomarolo 2. la mulattiera che dalle frazioni della riva sinistra del Tordino : Fiume, Canili, Tavolero, Colle e Martesi, attraverso il Colle S. Lucia, immetteva sulla provinciale per Teramo 3. la mulattiera che da Fioli, Riano, Tevere, Licciano, Castiglione, attraversando Rivoleto per Fustagnano giungeva al capoluogo 4. la mulattìera che allacciando Cesa, Alvelli, Paranesi e Ciarelli, conduceva a Imposta 5:un ultima mulattiera, attraverso la collina e il Piano dei morti univa varie frazioni di Valle Castellana a Imposta. Questa strada costituiva l’antico tratturo seguito dai pastori della montagna quando si spostavano con il loro gregge nelle Puglie. La prima richiesta per la costruzione della strada di Bosco Maltese risale al 1835. Il documento mette in risalto la necessità e l’urgenza di realizzare un progetto stradale per valorizzare le risorse boschive ed esalta anche l’alta qualità del legname di abeti, ottime sia per le costruzioni civili che navali. L’unica via attraverso la quale si effettuava il trasporto del legname, era quella fluviale. Il collaudo finale dell’opera fu effettuato nel 1927 dall’Ing. Ernesto Marotta.
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