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Sezione Territorio

Il Clima

Per l'analisi del clima si può distinguere un settore collinare fino a 900-1000 m di quota ed un settore montano a sua volta suddiviso in gruppi montuosi comprendenti la cima di Pizzo di Sevo (2419 m), Monte Gorzano (2458 m), Montagna dei Fiori (1814 m) e la montagna di Campli (1720 m) e fascia montana da 1000 m fino a 1700-1800 m. Per la tipologia del clima del territorio della Comunità Montana della Laga, si può fare riferimento a quanto è stato proposto dall'UNESCO-FAO (1963) per tutti i paesi del Mediterraneo. In base a tale proposta nel territorio qui considerato si  possono distinguere i seguenti tipi di fitoclimi:

1) Climi freddi e temperato freddi

a)clima axerico freddo

2)Climi caldi e temperato caldi

b)clima axerico temperato con periodo subsecco

c)clima submediterraneo

d)clima mesomediterraneo attenuato

Questa suddivisione si basa sull'indice xerotermico e cioè su di un indice di aridità in rapporto con il calore. Per climi freddi e temperato freddi si intendono quelli con temperatura media, nel mese più freddo, sempre inferiore a zero. Il clima axerico freddo presenta un periodo di gelo lungo da uno a quattro mesi e questo si manifesta soltanto sulle quote più alte della Comunità Montana cioè da 1700-1800 m in poi con vegetazione tipica delle brughiere subalpine e dei pascoli di altitudine.Il clima axerico temperato con periodo subsecco non rappresenta un periodo di secchezza, soltanto un mese del nel periodo in esame si può definire subsecco, esso si sviluppa prevalentemente nella fascia montana (da 1000m a 1700-1800 m) con vegetazione dei boschi di faggio. Il clima submediterraneo  presenta un indice xerotermico sempre minore di 40°, corrispondente al clima collinare fino a 900-1000 m. Il clima mesomediterraneo attenuato è quello con un indice xerotermico compreso fra 40°-70° e con un periodo di aridità estiva; questo interessa del tutto marginalmente il territorio considerato, in quanto è un clima che si registra solo lungo le coste. Le temperature medie mensili oscillano da un minimo di 3.4° C (in gennaio) ad un massimo di 21.3° C (in luglio). Per quanto riguarda l'aridità si rileva che sebbene la piovosità annuale sia discreta, essa si distribuisce in modo non omogeneo nel corso dell'anno, con autunno e innverno generalmente umidi ed il periodo che va dalla tarda primavera alla fine dell'estate abbastanza arido, con minimi in agosto e luglio. Precipitazioni medie annuali (da gennaio a dicembre). La consistenza media annua in alcune zone del comune di Teramo è inferiore a 750 mm che rappresenta la minima, mentre la consistenza massima cioè dai 1500-2000 mm la si raggiunge nella parte più montana e precisamente nel Bosco Martese e sulle vette superiori. Il mese di massima precipitazione è dicembre, quello di minima luglio, mentre più del 50% della pioggia cade nel periodo autunno-inverno.                                                                                                                                                             

 

Caratteri strutturali e sismotettonici dell’Abruzzo Teramano

L’Abruzzo teramano fa parte di un settore dell’Appennino centrale che è limitato a sud da un’importante frattura crostale trascorrente sinistra che taglia l’Appennino all’incirca da Gaeta a nord dei Gargano, ed a settentrione dalla nota «Linea Ancona- Anzio». Quest’ultima, riconoscibile solo dai M. Lepini ai Sibillini, dove si perde in corrispondenza del M. Vettore, ha una storia com plessa e molto discussa.

Secondo Castellarin et alii (1978) ha avuto una certa importanza nel torto- niano superiore — messiniano, funzionando come faglia trasforme litosferica che divideva due aree a diversa velocità di subduzione della crosta inferiore verso sud-ovest.

La subduzione crostale, più rapida nel settore orientale, avrebbe determinato un maggiore accorciamento dell’area abtuzzese rispetto a quella umbro-mar- chigiana.

(1) I dati climatici si riferiscono alle stazioni di Ginepri e Teramo.

L ‘attività sismica

Nel bacino del mediterraneo, la regione abruzzese, dopo l’arco calabro-pe

lontano, risulta quella più attiva dal punto di vista sismico. Esaminando

l’attività sismica che ha interessato il teramano all’incirca dal i 500 ad oggi, si

può notare che gran parte della provincia è caratterizzata da isosisme di grado

relativamente elevato. In linea generale, i valori massimi, corrispondenti al

Ix-x grado della scala Mercalli-Sieberg, si trovano nell’area del Gran Sasso e

della Laga; mentre l’vili grado M-S, interessa la rimanente area del teramano,

ad eccezione della fascia costiera che è delimitata dalle isosisme del VI-VII

grado M-S. La storia sismica evidenzia che l’area in studio è stata interessata

da terremoti di grado elevato, soprattutto nel periodo precedente al 1895 e che oltre a risentire degli eventi sismici delle aree confinanti, il teramano manifesta anche un’attività locale propria.

Alcuni epicentri sismici localizzati nel teramano (i valori della magnitudo riportati in terza colonna sono incompleti) (tab. I).

Tabella I

L ‘idrog rafia

“Comunemente si suole far rientrare i corsi d’acqua adriatici dell’Abruzzo e del Molise in tre categorie:

torrenti subappenninici, fiumi appenninici e preappenninici.

I corsi d’acqua della Comunità Montana della Laga appartengono ai fiumi preappenninici, essi hanno origine da sorgenti che scaturiscono dai calcarei dell’arco esterno appenninico e lo attraversano mediante gole con i rami sorgentiferi.

Questi corsi d’acqua sono: il Tordino, il Salinello, il Vibrata. Il Tordino (lunghezza 60 km. bacino 460 kmq) nasce dai Monti della Laga sul versante della catena maggiore e scorre in una valle stretta e per buona parte inospitale fino a Teramo dove riceve alla sua sinistra il torrente Vezzola. Qui il fiume ha una portata media di 2.5 mc/sec. con un minimo in agosto (0.55 mc/sec.) e massimi in febbraio e maggio (rispettivamente 4.4 e 4.3 mc/sec.): regime irregolare, sul quale incide la mancanza & sorgenti carsiche, essendo il bacino situato completamente su terreni molassici. Dopo Teramo la valle si slarga e il fiume, ricevuto da sinistra il torrente Fiumicino proveniente dalla montagna di Campli, prosegue il corso quasi pianeggiante verso il mare.

Più a nord il Salinello (44 km.), che nasce dal monte della Farina e attraversa la Cerrogna e i Calcari dei Monti Gemelli, e il Vibrata che nasce dalla Montagna

dei Fiori, incidono il breve, tortuoso corso nelle argille, alimentati solo da torrentelli per lo più asciutti nella stagione estiva. Le portate medie sono mediocri e si riducono quasi allo zero durante l’estate (Vibrata 0.6 mc/sec.; 0.08 mc/sec. in agosto).

Fra i torrenti subappennici non bisogna dimenticare il Rio Castellano”. (2).

Fauna e vegetazione

Se la flora ha subito notevoli modifiche da parte dell’uomo, a maggior ragione questo lo si può dire per la fauna, specialmente per quanto riguarda i grossi mammiferi, ormai presenti solo nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Fra i carnivori è molto diffuso in ogni parte dell’Appennino abruzzese e molisano il lupo, qui presente con subspecie (canis lupus italicus) distinta da quella tipica europea vissuta sulle Alpi sino al secolo scorso. L’animale, pericoloso in inverno, si differenzia morfologicamente dal tipico lupo europeo per le dimensioni più ridotte e per la brevità della coda. Ad esso si può aggiungere la volpe e il raro gatto selvatico che abita i boschi più folti e inaccessibili.

Fra gli altri carnivori, appartenenti alla famiglia Mustelide, hanno maggiore diffusione la donnola, il tasso, la lontra, la fama mentre più rara è la martora. Fra i roditori la lepre e lo scoiattolo hanno maggiore diffusione.

Gli insettivori sono rappresentati da una subspecie di riccio e da una specie di talpa (talpa romana) assai comune.

L’avifauna è abbondante, quindi indicheremo le specie più grandi e carat teristiche. Il rappresentante più vistoso è indubbiamente l’aquila reale, diffusa ad altitudini elevate; rapaci minori frequenti sono: la poiana, lo sparviero, il gufo reale, il gufo comune, mentre più rari sono il nibbio e l’astore.

Numerosissimi sono ovunque i passeriformi, fra i quali si distinguono alcune specie proprie delle Alpi, come il fringuello alpino e il sordone. Riguardo alla fauna ittica, le fresche e limpide acque montane sono popolate essenzialmente da salmonidi.

Varie subspecie di trote (Salmo fario, 5. iridens ecc.), abbondano nell’alto corso dei fiumi e dei torrenti.

Nelle acque correnti trovano l’habitat ideale varie specie di Ciprinidi, i cavedani, le tinche, le carpe e più raramente l’anguilla. Non molto numerose sono le specie di rettili; i viperidi velenosi sono rappresentati dall’aspide, più comune, mentre la vipera ursini, rara in altri luoghi dell’Abruzzo, è abbastanza comune nell’area dei Monti della Laga.

La vegetazione è rappresentata dal complesso delle specie floristiche di una determinata zona che si organizzano in fitocineosi con aspetti molto diversi. Infatti possiamo distinguere fitocineosi costituite da specie esclusiva- mente erbacee (prati e pascoli) e fttocineosi nelle quali prevalgono specie arboree ed arbustive (foreste).

Nel territorio montano la vegetazione tende a distribuirsi secondo fasce

altimetriche denominate piani altitudinali, che sono provocate dal variare del clima a seconda dell’altitudine. Nel territorio considerato si possono distin guere i seguenti piani altitudinali:

— piano submediterraneo o collinare sviluppato fino a 900-1000 m. di quota;

— piano montano da 1000 m. al limite superiore del bosco (1770-1800);

— piano subalpino, dal limite superiore del bosco fino a 1900 m. di quota;

— piano alpino oltre i 1900 m.

Nel piano submediterraneo e nel piano montano sono sviluppate prima- riamente formazioni forestali; i prati e i pascoli, tutti di origini secondarie, sono stati ottenuti per disboscamento. Nel piano subalpino sono presénti associazioni costituite in prevalenza da arbusti nani (brughiere), boschi di cerro mescolati a roverella. Nel piano alpino sono sviluppate associazioni esclusivamente erbacee (pascoli appenninici) che vanno considerati primari in quanto sono in equilibrio con la natura e con il clima dell’alta montagna e non derivano dall’azione dell’uomo.

Il limite superiore del bosco in tutto il territorio considerato è rappresentato del bosco di faggio che nel Bosco Martese è misto ad abete ed abetine. Sulle cime più alte ai pascoli subentrano le pietraie, i detriti, i ghiaioni, dove la vegetazione si presenta ormai sporadica, a ciuffi, a piccole isole (che le graminacee tendono a consolidare).

La realtà non omogenea della Comunità Montana della Laga