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Sezione Territorio

L ‘evoluzione recente della popolazione

 

Nella elaborazione di qualsiasi ipotesi di sviluppo della C.M. della Laga, non si può non tener conto dell’evoluzione della popolazione, variabile espli cativa sia per analizzare le tendenze in atto (un regresso demografico conse guente soprattutto all’esodo migratorio che riflette evidentemente una insuf ficiente domanda di lavoro, una carenza di infrastrutture civili e sociali, e quindi una inadeguata struttura produttiva), sia per la individuazione degli obiettivi da perseguire e quindi degli interventi da programmare e realizzare; obiettivi ed interventi che necessariamente devono tendere a soddisfare le domande espresse dalla popolazione. Dai dati è possibile notare come si è accresciuta notevolmente la popolazione residente nel comune di Teramo, infatti dai 38.643 ab. del 1951 si è passati ai 41.899 nel 1961, con una variazione in % dal ‘51 al ‘61 dell’8%. Nel 1971. la popolazione è passata a 47.804 ab.; con una variazione rispetto al ‘61 del 14% fino a raggiungere nel 1981 i 51.092 ab., con una variazione rispetto al ‘71 del 6% e rispetto al 51 del 32.2%. La popolazione residente nel comune di Campli pari a I 1 .941 ab. nel 1951 ha regredito nel ‘61 a 10.627 ab. con una diminuzione dal ‘51 al ‘61 dell’ll%. Nel ‘71 la popolazione è passata a 8.636 ab. , con una diminuzione rispetto

al ‘61 del 18%, fino a raggiungere i 7.855 ab. nel 1981 con una diminuzione rispetto al ‘71 del 9% e rispetto al ‘51 del 34.2%.

Nel 1832 Torricella Sicura faceva parte del circondano di Teramo insieme con Miano e Canzano e contava 1502 abitanti. Nel 1861 la popolazione era di 2.892 abitanti e nel 1881 raggiunge i 3.232 abitanti.

Dal 1881 al 1921 la popolazione aumenta, anche se di poco, fino a rag giungere le 3.558 unità. Dal 1921 al 1936 la popolazione subisce un incremento di 417 abitanti, e di 158 nel periodo che va dal 1936 al 1951.

Successivamente ha inizio un massiccio spopolamento che riduce progres sivamente il numero di abitanti, anche se in proporzione inferiore alla ridu zione avutasi negli altri comuni più montani.

La popolazione del comune di Torricella Sicura pari a 4133 ab., nel ‘51 ha

raggiunto i 3700 ab. nel ‘61 con una variazione del —10%. Nel 1971 la

popolazione è diminuita a 3100 ab. con una variazione rispetto al ‘62 del

—16% fino a raggiungere i 2676 ab. nel 1981 con una variazione rispetto al

‘71 del —13% e rÌspetto al ‘51 del —35,3%.

— Cortino. Nel 1830 il comune conta 1 . 168 abitanti, successivamente la popolazione aumenta fino a raggiungere i 1758 abitanti nel 1861 . Nel periodo che va dal 1861 al 1881 la popolazione rimane pressoché stabile (+72 ab.).

Dal 1881 al 1921 la popolazione aumenta ancora fino a raggiungere i 2.270 abitanti nel 1921 e i 3.075 nel 1936. Dal 1936 al 1951 la popolazione rimane pressoché stabile in quanto l’aumento è lieve (+107 ab.).

Dal 1951 in poi è cominciato lo spopolamento che ha raggiunto punte notevoli nel periodo dal 1961 al 1971.

La popolazione residente nel comune di Cortino, pari a 3182 ab. nel 1951 ha regredito fino a 2404 ab. , nel ‘61 con una diminuzione rispetto al ‘51 del

—24%. Nel 1971 la popolazione ha regredito ulteriormente passando a 1569 ab. con una diminuzione rispetto al ‘61 del —34% fino a raggiungere i 1248 ab., nel 1981 con una diminuzione rispetto al ‘71 —20% e rispetto al ‘51 del

—61,00%.

— Rocca 5. Maria. Nel 1813 il comune contava una popolazione complessiva di 1.044 abitanti, che nel 1830 scendeva a 754 e nel 1861 risaliva a 1.113.

Dal 1861 al 1921 la popolazione aumenta fino a raggiungere 1.677 unità nel 1921 e 1941 abitanti nel 1936. Dal 1936 al 1951 la popolazione rimane pressoché stabile, infatti si verifica un lieve aumento pari a 102 abitanti. Dal 1951 ad oggi la popolazione ha subito una notevole diminuzione a causa del forte spopola mento ancora in atto. La popolazione residente nel comune di Rocca 5. Maria è diminuita da 2.043 ab. nel ‘51 a 1 654 nel ‘61 con una percentuale del 19%. Nel 1971 la popolazione ha regredito ulteriormente passando a 1352 con una dimi nuzione rispetto al ‘61 del 18% fino a raggiungere i 1.020 ab. nel 1981 con una variazione del —24% e rispetto al ‘51 del —.50%.

— Valle Castellana. Nel 1813 il comune contava 2.518 abitanti che nel 1830 scendevano a 2.246 per aumentare di nuovo nel 1861 raggiungendo i 3.531 abitanti.

Dal 1861 al 1921 la popolazione aumenta continuamente fino a raggiungere i 5.011 abitanti nel 1921.

Dal 1921 al 1936 la popolazione subisce ancora un lieve aumento passando a 5.334 abitanti. Nel periodo che va dal 1936 al 1951 la popolazione rimane invariata ma dal 1951 in poi si è avuto un forte spopolamento a causa dell’isolamento e dell’emarginazione in cui viene a trovarsi questo comune. La popolazione residente a Valle Castellana pari a 5.316 ab. nel 1951 è passata a 4.651 nel ‘61 con una variazione rispetto al ‘51 del —12%. Nel 1971 la popolazione è diminuita notevolmente fino a raggiungere i 3.028 ab. con una

4 variazione rispetto al ‘61 del —34%, nell’81 la popolazione è diminuita ulte riormente fino a raggiungere i 2. 142 ab. con una variazione rispetto al ‘71 del

—28% e rispetto al ‘51 del —60.66%.

Dall’analisi di questi dati il fatto sociale più rilevante che emerge, specie nell’area più montana, è l’esodo massiccio che si è rilevato nel periodo che va dall’inizio degli anni ‘60 ad oggi, con punte più elevate nel periodo ‘60 - ‘70, che ha impoverito eccessivamente certi comuni.

Dall’esame fin qui fatto è possibile notare come il fenomeno non si presenta nelle stesse proporzioni nei sette comuni della CM. della Laga.

Infatti nel Comune di Teramo si è registrato un incremento della popola zione soprattutto nel periodo che va dal 1961 al 1971 di oltre il 14%, mentre nei comuni di Campli e Civitella del Tronto si è registrato un decremento di popolazione nettamente inferiore a quello avvenuto negli altri quattro comuni. Quel che è più grave è che questo fenomeno sta riprendendo piede tra i giovani, molti dei quali si recano altrove in cerca di una qualche occupazione. Analizzando le motivazioni storiche di questo fenomeno si può notare che con gli anni sessanta, il movimento migratorio estero assume una precisa tendenza, attraverso la preferenza per i paesi continentali, e segnatamente per quelli facenti parte del Mercato Comune; Germania, Svizzera, Belgio, Francia.

Ma accanto all’emigrazione verso i paesi esteri, significativa è risultata, e risulta, in tutta la provincia l’emigrazione verso le altre zone d’Italia, specie verso il nord e verso il Lazio.

È da notare, a tal punto, come l’emigrazione verso l’estero sia rappre sentata nella quasi totalità, da operai, mentre quella verso altre regioni del territorio italiano interessi in prevalenza categorie di intellettuali (diplomati, laureati, ecc.).

Motivo principale di questo forte esodo avutosi nel territorio in esame è dunque il problema occupazionale, a cui si aggiungono le gravi condizioni urbanistiche di molte frazioni e dei centri più grandi: mancanza di fognature, di acqua, di energia elettrica, di scuole, scarsa viabilit o addirittura inesistente, mancanza di servizi amministrativi, sociali, assistenziali, sanitari, culturali.

Questo esodo ha portato di conseguenza all’abbandono di intere frazioni, e al parziale abbandono di molte altre cui è seguito un rapido degrado

ambientale. Dal ‘70 in poi questo fenomeno è continuato ma con motivazioni diverse, fermo restando il motivo di fondo cioè quello occupazionale. Infatti

si è verificato che le pianificazioni antimigratorie e quindi gli interventi nelle zone montane si indirizzavano alla urbanizzazione della montagna cercando il miglioramento dei servizi primari e secondari, fra l’altro ancora oggi forte- mente incompleti. Questi interventi sono stati attuati senza un minimo di

coordinamento e di incentivazione delle attività economiche locali, per cui al

miglioramento delle condizioni abitative corrispondeva il continuo degradare

delle attività economiche che ancor oggi si constata in tutti i campi produttivi,

_p        dall’agricoltura al turismo. È cominciato così un altro flusso migratorio verso

condizioni diverse. La forza lavoro nelle zone montane si è ridotta quindi ai

vecchi nuclei familiari e alle donne perché altro fenomeno da mettere in

evidenza, sono soprattutto le forze maschili che abbandonano più facil

mente le proprie terre e la vita di montagna. Le motivazioni dell’emigrante

in questi ultimi anni vanno cambiando radicalmente rispetto al passato;

mentre una volta l’emigrante conservava nell’animo il proprio villaggio d’origine come ideale di comunità, ora invece il parametro ideale è la comunità metropolitana dove desidera integrarsi fino a cancellare il ricordo della provenienza rurale.

Studi sociologici hanno messo in evidenza come l’inurbamento sia dovuto a motivi psicologici ed economici, in quanto in città è possibile trovare una varietà altissima di offerte capaci di soddisfare desideri e aspirazioni diverse, fermo restando il motivo di fondo, cioè quello occupazionale.

Si è in presenza perciò di una dinamica demografica che riflette l’insuffi cienza del meccanismo produttivo, dal quale è derivato lo spopolamento montano, anche se lo stesso risulta più attenuato nei comuni con caratteristiche collinari.

Questa tendenza, in assenza di interventi efficaci, potrebbe ulteriormente accentuarsi in conseguenza della diminuzione della natalità; quindi ogni obiet tivo di sviluppo non può non ancorarsi ad una ipotesi di inversione di tendenza demografica in atto, o almeno di interruzione o di attenuazione della stessa. La continuazione delle tendenze in atto porterebbero infatti ad un più accentuato spopolamento e/o sottoutilizzazione sia delle risorse produttive ed ambientali, che del patrimonio infrastrutturale civile disponibile.