| Sezione Storia BOSCO MARTESE Dall’ispezione forestale datata 13 gennaio 1862, gia da noi citata, emerge che la superficie boschiva molto estesa e che essa costituiva una “fonte di insperati tesori”, pertanto, occorreva, con tagli regolari del bosco, assicurare “la perennità della ingente rendita”. “Abeti e faggi secolari, in numero direbbesi favoloso, ivi giacciono e cadono perduti per vetustà” mentre ai porti marini abruzzesi arrivava da altre località legname da costruzione. L’ispettore vedeva, nello sfruttamento di quelle migliaia e migliaia di colossi adoperati per le costruzioni navali, la soluzione per “far risalire la marineria e quindi la potenza nazionale, all’antica floridezza dei tempi di Siracusa, di Amalfi, di Venezia e di Genova”. Non c’è dubbio , quindi che il bosco sia sempre stato una ricchezza immensa da poter sfruttare ed un elemento di forti controversie tra Pietralta e Rocca S.Maria per quanto riguarda la confinazione. Tuttavia la questione continuò a generare ancora controversie fino, a che il re Ferdinando Il nel 1852in seguito ad un trattato stipulalo con la Santa Sede. Annetteva Pietralta ed altri paesi del Regno Porinficio nel regno delle due Siciliee definiva le linee di demarcazione dei nuovi confini di quelle terre. Neanche questo provvedimento riuscì a porre fine alla "storia infinita" delle controversie sui confini. La lavorazione del legname del Bosco Martese iniziò attorno al 1870-80 finanziata da un Consorzio tra il Banco Abruzzese ed altri enti investitori. L'appalto dei lavori fu affidato ad un'impresa tedesca esperta nella costruzione di teleferiche e in breve tempo sorse un imponente impianto a carrucola doppia che univa il Ceppo all'attuale Belvedere. Nei pressi del cimitero esistono ancora due fabbricati adibiti ad abitazione del guardiano e a deposito di materiale. All'altezza di Rigoleto la teleferica segnava il salto più alto d'Europa. Gli esperti della lavorazione del legname venivano dal Veneto e coi tempo 'trasmisero la loro esperienza anche agli operai locali, avviarono anche alla produzione del carbone. Nel bosco, ancora oggi, sono ben evidenti le numerose " piazze carbonaie". Fu costruita anche una ferrovia che dal Ceppo raggiungeva il 'Fosso della tentazione". I carrelli che scorrevano sul binari, trainati da muli e cavalli, trasportavano legname e sacchi di carbone al Ceppo dove erano ìnstallate anche segherie per fare traverse per le ferrovie. Da questa località, tramite la teleferica, i prodotti raggiungevano Belvedere, qui il tutto veniva caricato su carri trainati ancora da animali e raggiungeva Teramo per essere poi messo in commercio. All'inizio dei 1900 la società dei Banco Abruzzese andò in fallimento e la ditta Muzi, originaria di Genova, rilevò l'azienda e si stabilì a Teramo. Questa. avendo lavorato il legname in Umbria. portò nella nostra montagna esperti operai, di quella regione. Furono assunti allora operai non solo veneti ma anche di altre località italiane che diffusero nel nostro paese anche le loro attività artigianali. Infatti essi erano esperti nei costruire remì per barche setaacci, tavolini, sedie. Mestoli, cucchiai, pestasale. Tavoli…..lavori facilmente appresi dagli operai locali. Si può immaginare come l'attività boschiva avesse dato un forte impulso allo sviluppo della zona. Intanto fu prolungata la strada da Imposta al Ceppo e il trasporto del legname e del carbone avveniva così non più per teleferica, che fu presto smontata, ma per mezzo di camion.
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